
Cosa volete che sia ragazzi? Abbiamo scherzato! Tutti (Boschi, Renzi, Del Rio, Carrai, ecc.) sono stati da tutti con il cappello in mano (Ghizzoni, Visco, Vegas, Rossi, ecc.). Si sono incontrati per sondare, parlare, discutere, cercare informazioni, capire come fare, sollecitare. Ma non è vero niente. Tutte palle. Non c’è stata nessuna pressione, nessun tentativo di influenzare chi poteva intervenire per salvare la banca del papà della Boschi mentre per le altre banche e per gli altri dipendenti e per gli altri investitori o risparmiatori nessuno ha speso una parola. Il problema non sono questi personaggi di cui ci immaginiamo tutti quali sono gli interessi nella vicenda (e non riguardano certo gli orafi di Arezzo), ma le banche verso cui ben pochi avranno ancora fiducia e i risparmiatori che ci penseranno non due ma infinite volte prima di affidare il loro gruzzolo a questi furfanti che escono smascherati dalla commissione. Purtroppo in tutto questo devo dar ragione a Bersani quando sostiene che un governo di amici, di vicini di casa, di compagni di merende è una disgrazia e il capo clan è una disgrazia già da solo. Non è un reato parlare con questo o quello, ma attenersi alla deontologia professionale, non andare oltre il proprio ruolo, essere consapevoli della propria funzione istituzionale rispetto a tutti i cittadini devono essere di base per chi vuole rappresentare le istituzioni. La moralità e l’onestà devono essere il fondamento della loro attività. Invece in questa vicenda come in altre ognuno s’è occupato di se stesso, dei propri famigliari e amici, dei propri interessi e vantaggi facendo aumentare ancora il senso di sudditanza dei cittadini e il loro distacco dalla politica e da chi vorrebbe rappresentarla.









