Social network

Si fa un gran parlare del fatto che Donald Trump sia stato bannato dai social network più influenti a causa delle sue dichiarazioni espresse nel video che aveva pubblicato per invitare gli “assalitori” del Campidoglio qualche giorno fa a ritirarsi. Ritengo che essendo privati questi social network abbiano fatto in assoluta libertà e convenienza loro quello che ritenevano giusto.

Non si può parlare di censura, ma si dovrebbe invece parlare di quanto la nostra società conti su questi social ritenendoli in qualche modo il proprio editore personale e quindi utilizzarli per pubblicare qualsiasi cosa possa venire in mente, da citazioni melense a espressioni sincere del proprio pensiero fino a fotografie di viaggi, cibi, animali e quant’altro.

I social non sono il nostro editore personale e nemmeno un servizio pubblico e giustamente limitano queste pubblicazioni in base alle loro policies che possono anche non apparire correte, ma queste sono. D’altro canto, gli stessi social basano le loro altissime entrate sul fatto che personaggi pubblici con altissimo indice di gradimento li utilizzino anche per scopi non sempre etici o morali inducendo tutti noi a provare almeno ad avere un po’ di visibilità se non addirittura a cercare di emularli.

Detto ciò, credo che nessun personaggio pubblico che stia nell’ambito istituzionale dovrebbe utilizzare questi mezzi per comunicare con il proprio pubblico o per comunicazioni istituzionali.

La stessa cosa succede su altri media, dalla carta stampata alla televisione, come abbiamo visto in occasione delle elezioni americane quando Trump fu apertamente censurato da alcune TV togliendoli la parola.

Sappiamo ormai molto bene che qualsiasi idea, dichiarazione, azione di un personaggio pubblico di destra non è da tempo accettata. Nessun personaggio di destra ha la libertà di dire apertamente quello che pensa se non quello che anche a sinistra si pensa.

Ognuno di noi di destra deve fare i conti con la censura e con l’odio instillato dall’altra parte. Deve stare bene attento a quello che dice, deve fare in modo che le proprie idee e le proprie parole siano smussate e addomesticate in modo da non “offendere” l’altra parte che ha sempre più potere crescente sui media. Che poi questo potere sia reale oppure indotto è ancora da vedere. Mi piace ancora credere che tanti che accettano senza fiatare la “cancel colture”, (che io traduco come “cancellazione della cultura” e non “cultura della cancellazione”) oppure i cambiamenti climatici tout court senza approfondire lo facciano esclusivamente per non venire censurati, bannati e dimenticati. Si tratta cioè di pura convenienza economica.

In questo povero Paese che sta finendo a rotoli esiste il concetto di “moderazione”. Moderazione di cosa? Di dire apertamente come stanno le cose? Di opporsi senza troppa forza all’altra parte? Di continuare a proporre idee o soluzioni che vengono continuamente respinte? Oppure, semplicemente, di continuare a essere visibili anche trattenendo il proprio pensiero sperando che un giorno o l’altro si possa tornare a governare o a essere influenti?

Tanto meglio Trump che ha il coraggio di battersi per un’idea o per ribadire che queste ultime elezioni siano state rubate anche a costo di essere censurato e definito uno psicopatico ignorante. Se vi ricordate era già successo all’epoca del referendum britannico sulla Brexit, chi aveva votato a favore era stato definito ignorante, becero, irresponsabile, uno che avrebbe portato all’annientamento della propria Nazione. E quanto s’è detto e si dice contro Boris Johnson? O contro Orban? O contro Meloni e Salvini?

Siamo all’appiattimento delle idee, alla non possibilità di pensarla in modo diverso, all’omologazione del pensiero. Quello che mi fa paura non sono i sinistri che vivono un momento di vantaggio e vogliono coglierne tutte le agevolazioni, ma quelli di destra che accettano tutto senza fiatare, che hanno cominciato a diventare “moderati” e se non a rinnegare le proprie idee almeno a edulcorarle per essere ancora presenti.

In Italia quello che è successo negli Stati Uniti non potrebbe mai succedere. Siamo un popolo di vili, di menefreghisti, di egoisti. In pochi sono disposti ad entrare disarmati e non invitati in Parlamento per sostenere le proprie idee e chiedere ad una classe politica come quella a cui siamo sottoposti di farsi da parte.

Siamo ormai abituati a sentirci dire che Trump, Jonson, Orban, Salvini, Meloni e altri sono ignoranti psicopatici accusati di oltraggiare la moralità e il buon senso. Nessuno o pochi si scandalizzano quanto nessuno rende onore a persone per bene che cercavano di sostenere le proprie idee uccisi durante i fatti di Washington.

La lotta allo psicoreato avanza inesorabile e la psicopolizia è ormai ovunque.

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Si o No

Da una parte dicono che la riduzione dei deputati permetta di risparmiare cifre importanti sulla gestione della democrazia. Dall’altra dicono che questa cifra importante non sia poi così importante ed in effetti sembra proprio così e che questo risparmio non giustifichi il taglio della rappresentanza popolare e quindi della democrazia in generale. Va anche considerato che in questo ultimo periodo si vorrebbero diminuire i deputati ma nello stesso tempo si aumentano garanti, commissari, esperti ed altre figure non elette a volte di dubbia competenza.

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Una valanga di soldi

Tutti noi incompetenti e anche un po’ ignoranti in temi economici di alto livello, come quelli del Recovery Fund per intenderci, ci poniamo una domanda che però non osiamo porre a qualche nostro amico che ne sa magari più di noi o ad un esperto se ne avessimo l’occasione. La domanda molto banale è chiedere da dove arrivano tutti questi soldi anche perché se fosse così semplice potremmo utilizzare lo stesso metodo per averne un po’ anche noi.

E’ una domanda a cui nessuno, nemmeno l’economista più blasonato, saprebbe rispondere in maniera semplice e logica se non cercando di intortarci per bene.

Non c’è uno zio d’America o un forziere segreto che l’UE tiene ben stretto e nascosto e nemmeno la BCE si sogna di stampare soldi da distribuire in giro per il continente.

E quindi come si fa?

Non credo che tutto a un tratto la paura del Covid abbia intenerito gli animi nazionalisti europei per venirci in aiuto e allungarci qualche soldo in prestito e addirittura qualcuno in regalo, anche perché la maggior parte di questi Paesi è ben poca cosa rispetto al nostro debito e altri stanno inguaiati un po’ come noi. E non credo nemmeno che possa essere qualche filantropo di nome Merkel o Macron. Piuttosto potrebbe essere qualche strozzino travestito da persona perbene che potremmo chiamare in modi diversi e uno dei quali è Troika. Ma anche in questo caso la provenienza dei soldi rimane completamente oscura.

La Troika, già la Troika. Ve la ricordate? E’ quella che qualche anno fa disse di voler aiutare la Grecia. E’ quella che disse che alla Grecia serviva una trasfusione. E come gliela fece la trasfusione? Usando il suo stesso sangue.

Non voglio entrare in tecnicismi letti qua e là, ma ho impressione che si tratti di un gioco delle tre carte, di una bella illusione o di un gioco di prestigio che alla lunga apparirà chiaro a tutti e a quel punto avremo due possibilità: o impegneremo la nostra bella Italia al monte dei pegni europeo oppure al monte dei pegni europeo ci porteremo i nostri averi, quelli che rimarranno, e cioè case, conti correnti, risparmi.

Intanto per portarci avanti, alla faccia del lupo cattivo Orban, si prolunga lo Stato di Emergenza per tenerci buoni ancora un po’ e continuare a tenerci narcotizzati con un Virus ormai giunto alla fine della sua vita e rinvigorito solo tramite sbarchi incontrollati.

Non posso essere felice, non posso festeggiare o paragonare il Recovery Fund ad una vittoria ai mondiali di calcio come fanno in molti per la quasi totalità a sinistra. Stiamo inguaiati e non poco e lo dobbiamo a dieci anni di sperperi, di mancanza di politiche industriali, di cecità totale, di incompetenza globale, di accoglienza indiscriminata, di scie chimiche, di cozze al posto di acciaio. Per favore non fate l’onda o almeno non fatela adesso.

Dittatura

E allora cari sinistri come la mettiamo adesso?

La storia restituisce sempre quello che i furbi cercano di nascondere e piano piano sta venendo alla luce quello che dal 1984 è stato fatto per sovvertire l’ordine democratico di questo povero Paese. Perché è proprio così stando a quello che abbiamo ascoltato ieri sera a Quarta Repubblica.

Oppure c’è ancora qualcuno che vorrebbe sostenere che non è vero niente oppure che vorrebbe provare a far finta di nulla?

Va detto per correttezza che le vittime di questi fatti non sono solo gli elettori di destra Berlusconi e la sua famiglia, ma tutti gli italiani compresi gli elettori di sinistra che per anni, dal 1984 per l’esattezza, si sono fatti abbindolare da politici, magistrati e giornalisti corrotti non dalla corruzione finanziaria ma da quella del potere. E le vittime sono tutti gli italiani che proprio di fronte a questi fatti hanno deciso di abbandonare la politica e non votare più.

Siamo di fronte a fatti inauditi che hanno sovvertito l’ordine democratico e la costituzione e hanno instaurato nel nostro paese una dittatura di fatto. Una dittatura subdola e da professionisti. Questo perché mentre tutte le altre dittature, quelle fatte da dilettanti, erano e sono fondate sulla paura, sulla violenza e sul terrore questa è basata sulla manipolazione dei fatti e della giustizia senza che la maggior parte della popolazione se ne rendesse conto e con una parte cospicua della popolazione che proprio attraverso la manipolazione delle notizie ha preso le distanze dalla destra.

Si è lasciato che la vita continuasse secondo canoni normali, civili, di apparente giustizia, di apparente benessere, perfino con qualche difficoltà subito ricondotta alla pessima gestione della destra (vedi il caso Lombardia di questi ultimi tempi) e facendo in modo che pochi si accorgessero di quello che stava succedendo.

Il Berlusconi ladro, il Berlusconi mafioso, il Berlusconi evasore fiscale, il Berlusconi stupratore di minorenni, il Berlusconi mandante di omicidi anche politici questo è quello che gli è stato attribuito.

E oggi il Salvini odiatore seriale, il Salvini sequestratore, il Salvini razzista, il Salvini fascista, il Salvini in mutande, il Salvini istigatore di scontri sociali.

Come ha scritto un’amica: “Fare tacere l’opposizione con la violenza è stupro della democrazia. Pilotare i processi per far fuori i leaders che non sono di nostro gusto, è stupro della Costituzione. Tentare di eliminare i colleghi Giudici non allineati è stupro della Democrazia. QUESTO È FASCISMO E COLPO DI STATO!!!”

Ora noi di destra ci aspettiamo una commissione d’inchiesta, ci aspettiamo la condanna esemplare di tutti quelli coinvolti a cominciare dai Presidenti della Repubblica coinvolti, dai magistrati coinvolti, dai politici coinvolti. E ci aspettiamo che i magistrati ancora onesti e che fanno seriamente e con passione il loro lavoro protestino in maniera forte e decisa nel nome di tanti loro colleghi che sono stati uccisi e per i quali adesso si comincia a vedere il motivo per cui sono stati uccisi.

Vittorio Feltri

Ieri per il nostro Paese è stata una brutta giornata. Ma non è la prima e sicuramente non sarà nemmeno l’ultima, e non lo è stato dal punto di vista sanitario, ma da quello della libertà di espressione che dovrebbe essere garantita dalla nostra Costituzione e questo dovrebbe preoccupare tutti.

Il fatto riguarda Vittorio Feltri il quale si è dimesso dall’ordine dei giornalisti. L’ha fatto non per questione di età, ma perché si è stancato di essere ripreso, sospeso, censurato dall’ordine che dovrebbe battersi proprio per la tutela della libertà di espressione dei suoi iscritti e che invece nei confronti di alcuni giornalisti non di regime o non allineati agisce proprio nello spirito per cui era stato istituito durante il regime fascista e cioè controllando e sanzionando stampa e giornalisti non conformi ai canoni del politicamente corretto di cui siamo ormai vittime.

Certo Vittorio Feltri è un giornalista il più delle volte scomodo, fuori dal coro, senza peli sulla lingua, a cui non piace fare giri di parole o nascondere il suo pensiero fra le righe dell’articolo, a cui piace parlare chiaro e dire quello che pensa in maniera netta a volte anche sgarbata e qualche volta anche sbagliando. Ad alcuni il suo pensiero non certamente politicamente corretto e non in linea con l’ultima moda del giornalismo accondiscendente e paraculo può dare fastidio e quindi restare all’interno di un ordine allineato al regime di turno rimane molto difficile.

Vittorio Feltri pur non essendo più giuridicamente un giornalista continuerà comunque a scrivere come qualsiasi cittadino può fare senza nessuna iscrizione a nessun ordine.

Il peggio è comunque arrivato da Carlo Verna, presidente dell’ordine, il quale nel suo commento ha detto: “Avrei preferito riaccompagnarlo sulla strada giusta e nessuno pensi di non leggere più la sua firma perché le opinioni sono garantite dall’articolo 21 della Costituzione, ma chi gliele pubblica sappia che è responsabile deontologicamente dei contenuti.

Sembra che Carlo Verna non si rammarichi della perdita di un iscritto di pregio, ma si dolga di non potere rieducare Vittorio Feltri come si sarebbe fatto in qualche gulag sovietico e, stizzito per questa impotenza, metta in guardia gli iscritti all’ordine dal pubblicare qualche suo pezzo cercando di fargli intorno terra bruciata come nelle peggiori faide mafiose.

Montanelli

Bene, sono d’accordo. Montanelli è stato fascista, razzista, repubblichino. Nel durante ha comprato dal padre come si usava in quei luoghi una ragazzina eritrea di 14 o 12 anni quando lui di anni ne aveva 25. L’ha detto lui più volte, non ha mai cercato di tenerlo nascosto, probabilmente nemmeno se ne vergognava. Poi è diventato giornalista (grande per molti, insignificante per Gad Lerner), per una parte della sua vita è stato in combutta con quel mafioso delinquente di Silvio Berlusconi ed è stato anche molto vicino alle idee di Oriana Fallaci e quindi è giustissimo che il suo ricordo venga definitivamente cancellato.

Sono d’accordo a patto che nello stesso tempo venga definitivamente rimosso qualsiasi riferimento a Dario Fo il quale, come ben sa la gente della mia zona, è stato anch’esso repubblichino e rastrellatore di partigiani, ebrei, minorenni e donne in quel di Tradate e della Valle Cannobina indossando la divisa dei paracadutisti del Battaglione Azzurro di Tradate. Per questo è stato condannato. La sua giustificazione è sempre stata quella di essersi arruolato per salvare la pelle, ma così facendo ha condannato parecchie persone. Poi, all’ultimo minuto disponibile, ha cambiato sponda ed è arrivato a vincere un Nobel che dovrebbe essergli ritirato senza discussioni.

Se vogliamo essere giusti come Fo molti altri di cui non è mai stato lecito parlare.

Fuffa

Il sommo consigliere Colao chiamato a Corte quando i “buffone, buffone” hanno cominciato a farsi sentire ha finalmente consegnato il suo Report che è subito evaporato. Colao stando a quello che si dice in giro è un ottimo visionario molto abile con PowerPoint il che lo pone di diritto nella storia, ma sembra essere poco incline all’esecuzione. E’ più vicino ai consumatori piuttosto che ai lavoratori, è più vicino ai processi piuttosto che hai prodotti, è più incline al software piuttosto che all’hardware. Il Report sul “cosa fare” Conte avrebbe dovuto, voluto condividerlo con le sue presenze spiritiche di Governo e implementarlo attraverso una seduta intorno ad un tavolino a tre gambe, ma nessuno vuole averci a che fare dato che alcune proposte sono un po’ sovraniste e tutto è rimasto lì, dentro la chiavetta USB. Avrebbe anche dovuto decidere il come, il quando, con quali soldi, ma la fatica delle trattative sarebbe stata troppa ed un’altra conferenza stampa avrebbe dato l’idea della replica di un teleromanzo del quale la fine non a lieto fine era già nota a tutto il popolo italico.

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Il giudice è nudo

Il giudice è nudo. Il presidente è nudo.

La Magistratura ha perso il suo scettro e la sua corona e sta vivendo una sorta di nemesi della storia. Non è più un potere sacro, sopra le parti, da rispettare a prescindere da qualsiasi critica possa essere fatta ad una sentenza, ma adesso è intuita, concepita come un qualsiasi potere dello Stato, colluso con la politica e i poteri forti di cui essa stessa fa parte e come tale soggiace a richieste, ricatti, scambi, reati.

L’autorità ha perso il suo peso, la dignità sta venendo a mancare.

E’ quello che è già successo ai partiti, al Palazzo, alla politica. Adesso li vedi come sono. Spogliati dei loro paramenti e delle loro fini elucubrazioni diventano come noi. Esattamente come la parte peggiore di noi preda di eccessi e di miserie, di sotterfugi e di vanità, a volte al limite dell’eversione.

Questo è quello che fanno le intercettazioni. Dissacrano. Mettono a nudo, svelano, rendono pubblici i retroscena del potere, quello che sta dietro le quinte che dovrebbe garantirti sempre chiunque sei.

E le mani non appaiono mai pulite.