
L’Italia ha votato in massa e con una maggioranza netta ha scelto il NO.
Ha perso il Figo al Caviale e ce lo siamo tolti dalle scatole, ma questa è un’analisi molto forse troppo superficiale.
Ha perso in primo luogo tutta l’arroganza, la falsità e la pochezza di questo Governo e insieme a questo Governo che se ne va hanno perso tutti quelli che per scelte ancora non chiare (o forse fin troppo chiare) avevano deciso di sostenerlo a cominciare dall’ex Presidente Napolitano. Probabilmente il vero perdente è lui.
Qualcuno riteneva e ritiene ancora oggi che il voto non avrebbe dovuto essere pro o contro Renzi, ma il fatto di aver proposto una riforma costituzionale, di averla sostenuta strenuamente, di averla voluta personalizzare con la sua faccia e con quella dei suoi colleghi di Governo l’ha portato inevitabilmente a perdere. E’ solo ipocrisia sostenere che gli italiani non avrebbero dovuto collegare Renzi alla riforma quando proprio il primo a chiedere un voto plebiscitario è stato lui, imponendo non le sue scelte bensì proprio quelle di Napolitano.
Renzi riteneva di essere ancora molto gradito agli italiani e che il sostegno dei grandi centri di potere del nostro paese che vanno dalle banche alle associazioni imprenditoriali ai media avrebbero potuto convincerci della bontà della riforma aldilà del suo entusiasmo per una ripresa e delle sue analisi economiche che noi non abbiamo mai percepito nemmeno minimamente restando ad andare avanti con tutti i problemi che dobbiamo affrontare quotidianamente.
Ultimamente ci aveva provato anche con l’UE cercando di farla passare per il cattivo, quello che bloccava la nostra crescita utilizzando anche argomentazioni populiste e l’UE aveva accettato di buon grado il ruolo sapendo bene che una volta superata la tempesta tutto sarebbe inevitabilmente tornato come prima e anche meglio di prima. Ma la gente, anche se qualcuno sostiene il contrario, non è stupida o ignorante e il gioco l’ha capito.
Qualcuno ha parlato di una resa con l’onore delle armi per Renzi. Per conto mio nessun onore per chi ha promesso di tutto su tutto senza giungere a nessun risultato se non quello di lasciarci a pezzi.
Tornando alla riforma, lasciatevelo dire voi che avete votato SI, era pessima, probabilmente ancora peggio di quella del 2005 e soprattutto riduceva la sovranità della popolazione mettendola ancora di più nelle mani della politica limitando ancora di più e non ampliando gli spazi di democrazia secondo gli ultimi dettami di moda tra l’intellighenzia.
Ora rimane un Paese ancora più povero di cinque anni fa con una crescita che esiste ma non è sufficiente e non dovuta alle manovre del Governo, con una disoccupazione forse in calo ma non così chiaramente, con un debito cresciuto a livelli difficilmente sostenibili se messo in relazione alla nostra crescita, con una tassazione nei suoi livelli assoluti sempre in aumento, con un’esportazione in calo, con un livello di produzione in calo, con la fiducia della gente in calo, con i consumi in calo, con il sud che ormai ha perso tutto e sta continuando a perdere, con una criminalità organizzata che ormai ha pervaso tutto, con migliaia di immigrati clandestini in giro per il Paese senza controllo, con una giustizia giusta solo con i deboli, con le banche al collasso, con decine di terremotati al freddo sotto una tenda insieme ai loro animali mentre si sistemano le Chiese con buona pace dei Vescovi.
Si è chiuso un periodo storico che sarà ricordato. Quello che ha costretto la gente italiana a dare tutto per un’utopia che decenni fa era quella che tutti desideravano: l’Unione Europea. Ma che si è trasformata in una gabbia fatta di economia, di finanza e di maneggi efferati giocati sulla pelle della gente che la gente non sopporta più.
Sarà un lavoro durissimo per chi subentrerà a Renzi e a Padoàn. Sarà un lavoro durissimo di ricostruzione economica e sociale. Sarà un lavoro durissimo di ricostruzione dell’unità nazionale che in questi ultimi cinque anni è stata messa in crisi dalla troppa differenza tra ricchi e poveri, tra chi ha guadagnato troppo e tra chi ha perso tutto.
Ci chiederanno ancora sacrifici per restare dentro l’Euro, in nome di quale futuro nessuno lo sa. E allora se dobbiamo fare ancora sacrifici facciamoli per noi e abbandoniamo questa partita che ci vede perdenti ormai in maniera netta e da troppo tempo.

Sacrifici? L’unico possibile oggi in questo paese, è quello,umano. Immolare Napolitano e la sua genia, sul’altare della Patria e spargerne i resti tutt’intorno! Altro che sacrifici!
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Beh Marco non è che il futuro ci riservi soluzioni diverse dal continuare a sopportare sacrifici, mi auguro solo che questi sacrifici si facciano per noi tutti e non per qualcuno che sta a Bruxelles o da qualche altra parte.
Questa è l’occasione buona per abbandonare l’Euro o perlomeno per metterlo in discussione seriamente e con esso tutte le politiche dell’UE e di altri enti internazionali che esistono esclusivamente per ingrassare sappiamo bene entrambi chi.
Certo per fare questo c’è bisogno di un leader forte e stimato che in Italia non esiste o forse si, sarò ingenuo e magari anche sciocco, e probabilmente non sarai del tutto d’accordo con me trattandosi di Silvio Berlusconi già convocato qualche settimana fa non a caso da Mattarella quando ormai era chiara la sconfitta di Renzi al referendum e le sue conseguenti dimissioni e che fino ad ora è stato l’unico a mettersi di traverso a questa UE finanziaria finendo emarginato dalla politica aprendo però gli occhi a molti. Quella del NO è stata ancora indubbiamente una sua vittoria dimostrando che la paura che incute nei sinistri italiani ed europei è ancora molto forte.
Mi obbietterai che non può essere eletto né nominato Presidente del Consiglio e io ti obbietto che in questa Repubblica della banane si può fare tutto.
Del resto la situazione politica è al limite: il PD mi pare più a rischio scissione ora che non prima del referendum venendo a mancare il motivo, anche solo apparente, per cui è rimasto unito; Napo(litano) Orso Capo è politicamente finito (finalmente) e con lui i suoi adepti del passato Governo compreso Alfano; quelli che si erano bellamente trasferiti da destra a sinistra riconsidereranno le loro scelte non avendo raggiunto l’obbiettivo e il PD al Senato non avrà più la maggioranza considerando anche il fatto che un Governo dimissionario non può porre la questione di fiducia; i 5 Stelle se ne staranno fuori fino ad eventuali prossime elezioni per le quali la loro campagna elettorale mirerà ad una non vittoria; Salvini continuerà a spararle grosse senza proporre niente di concreto soprattutto ora che dovrebbe fare sul serio; qualche chance potrebbe averla la Meloni, ma non ne sono così sicuro; il resto è fuffa e non conta.
Non c’è bisogno dell’ennesimo Governo di unità nazionale calato dall’alto magari dalla triade e nemmeno la gente lo permetterebbe a questo punto. C’è bisogno invece di una riflessione profonda di tutti che porti a scrivere nuovamente e velocemente una volta per tutte le regole (Legge elettorale e Costituzione e Giustizia) e c’è bisogno di interventi radicali per eliminare tutti i pesi che questo Paese si porta dietro dalla sua nascita che sono continuamente aumentati: enti inutili e obsoleti, personale della PA chiaramente in sovrabbondanza, parlamentari e senatori non necessari, pensioni dorate, vitalizzi ingiustificati e benefit assolutamente fuori luogo.
Ora dobbiamo tirare la cinghia tutti e seriamente a cominciare dal Presidente della Repubblica compresi gli immigrati e compresi quelli che trasferisco le loro produzioni all’estero per poi scriverci Made in Italy, gli unici esclusi sono quelli senza casa e senza lavoro a causa del terremoto. Lo dobbiamo fare fuori dall’Euro, per noi e non per quest’Europa del put.
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